Finalmente son riuscito a rileggere interamente "Il lavoro dell'attore sul personaggio" di Konstantin Stanislavskij.
Credo che sia un'opera importante per tutti i mezzi per fare arte, e non solo per l'arte teatrale...
il punto che più mi garba è la definizione di Grottesco che da all'Appendice:
"Il vero grottesco è l'espressione esteriore piena, chiara, esauriente e semplice dell'interiorità del personaggio e della creazione dell'attore. In tale reviviscenza nulla è superfluo, tutto è indispensabile. Non è sufficente sentire e rivivere le passioni umane, bisogna manifestarle arditamente sino al limite dell'esagerazione e persino della caricatura. Il grottesco non può essere di dubbia interpretazione, esso è sempre esplicito.
I guai incominciano quando dinanzi al grottesco lo spettatore domanda: "Mi scusi, ma che stanno a significare quelle quattro sopracciglia e quel triangolo rosso sulla guancia degli attori?".
E a voi tocca spiegare: "Beh, il pittore voleva rappresentare un occhio perspicace e per rompere la simmetria ha introdotto una sproporzione".
Questa è la morte del grottesco al cui posto rimane un rebus un po' stupido come quelli delle riviste illustrate.
Che cosa me ne importa quante sopracciglia o nasi hanno gli attori!? Che abbiano pure quattro sopracciglia, due nasi, una dozzina di occhi, purché siano giustificati. Ma se le quattro sopracciglia non rispondono a un'effettiva necessità, il grottesco ne viene sminuito, serve da copertura al vuoto.
Quando la forma supera il contenuto per dimensioni e potenza, l'essenza si disperde in uno spazio troppo grande come un neonato nel mantello di un granatiere."
...e intanto penso al sogno di un curioso...