Vogliamo il rinnovabile, ma con criterio!!
NO AL CAMPO EOLICO NEL MARE DI IS ARENAS!!
(Vi prego firmate la petizione a fine post!!)
Mentre tutti si preoccupano degli scempi edilizi in una pineta che di fatto è abbandonata a se stessa e che fino a 40 anni fa nemmeno esisteva e che comunque è inserita come SIC (sito di interesse Comunitario) e quindi protetto da una serie di vincoli, un gruppo imprenditoriale appositamente creato, ha aggirato le leggi regionali presentando un progetto per creare un campo eolico off-shore (per cui l'unica parola in merito è quella del Ministero competente) costituito da 80 pale da situare a meno di 3 mg dalla spiaggia di Is Arenas. 80 pale alte 100 metri (+ altri 30 di fondamenta) per la cui edificazione verranno distrutte vastissime praterie di Posidonia che costituiscono un elemento fondamentale di contrasto all'erosione della costa. L'Istanza di Concessione Demaniale SESSANTENNALE è stata pubblicata il giorno 9 settembre nei quotidiani La Nuova Sardegna, La Repubblica e Il Corriere della Sera, tralasciando il principale quotidiano sardo per diffusione.
Abbiamo tempo fino al 8 ottobre per presentare eventuali obiezioni al progetto, diversamente, "si darà ulteriore corso alle pratiche inerenti alla concessione richiesta".
Non possiamo ancora una volta permettere che il nostro territorio venga deturpato.
Diciamo si alle pale eoliche e a tutte le energie rinnovabili, ma nei modi e nei posti giusti.
Un simile scempio, oltre al danno ambientale e paesaggistico, danneggerebbe ulteriormente un turismo che non riesce a decollare, danneggerebbe la piccola pesca locale a causa delle sicure interdizioni alla navigazione e alla pesca. DICIAMO NO TUTTI INSIEME!!
L'autorizzazione all'installazione degli impianti eolici-offshore è regolata dalla Finanziaria 2008 art.2 comma 158:
c) al comma 3 (legge 387/2003 art.12 riportato di seguito), è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Per gli impianti offshore l'autorizzazione è rilasciata dal Ministero dei trasporti, sentiti il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con le modalità di cui al comma 4 e previa concessione d'uso del demanio marittimo da parte della competente autorità marittima»;
art. 12 legge 387/2002:
3. La costruzione e l'esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili, gli interventi di modifica, potenziamento, rifacimento totale o parziale e riattivazione, come definiti dalla normativa vigente, nonche' le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all'esercizio degli impianti stessi, sono soggetti ad una autorizzazione unica, rilasciata dalla regione o altro soggetto istituzionale delegato dalla regione, nel rispetto delle normative vigenti in materia di tutela dell'ambiente, di tutela del paesaggio e
del patrimonio storico-artistico. A tal fine la Conferenza dei servizi e' convocata dalla regione entro trenta giorni dal
ricevimento della domanda di autorizzazione. Resta fermo il pagamento del diritto annuale di cui all'articolo 63, commi 3 e 4, del testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, e successive
modificazioni.
4. L'autorizzazione di cui al comma 3 e' rilasciata a seguito di un procedimento unico, al quale partecipano tutte le Amministrazioni interessate, svolto nel rispetto dei principi di semplificazione e con le modalita' stabilite dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni e integrazioni. Il rilascio dell'autorizzazione costituisce titolo a costruire ed esercire l'impianto in conformita' al progetto approvato e deve contenere, in ogni caso, l'obbligo alla rimessa in pristino dello stato dei luoghi a carico del soggetto esercente a seguito della dismissione dell'impianto. Il termine massimo per la conclusione del procedimento di cui al presente comma non puo' comunque essere superiore a centottanta giorni.
Le motivazioni che portano a ritenere dannoso il parco sono molteplici in quanto contrasta:
con gli aspetti paesaggistici e di tutela delle acque atteso che l’intervento interferisce con gli habitat prioritari (dune di Is Arenas) individuati all’interno del S.I.C. dalla Direttiva 92/43/CE, e con aree umide(Oasi) di protezione della fauna stanziale e migratoria inserite nella convenzione di Ramsar;
Impatto sulla fauna stanziale e migratoria: – In prossimità dell’area interessata dagli interventi risultano localizzati alcuni siti di importanza comunitaria (Is Arenas) tra cui alcune zone umide (Stagno di Sal'e Porcus, Stagno di Cabras, Salina di Putzu Idu): 52.000 ettari sono la superficie degli stagni italiani protetti dalla Convenzione internazionale di Ramsar, dei 13.000 ettari individuati in Sardegna 6.000 si trovano nella provincia di Oristano. Questo dato può aiutare a capire quale importanza ricoprano gli stagni, le saline, le lagune e le paludi nel panorama ambientale provinciale.
Questo immenso complesso lagunare costituisce uno dei più diversificati ecosistemi umidi esistenti.
Perdita di habitat:
Dai dati prelevabili dal formulario standard elaborato nell’ambito della rete Natura 2000, i predetti siti sono caratterizzati dalla presenza di molteplici specie avifaunistiche migratorie tant’è che gli stessi sono riconosciuti “importanti per una numerosa ornitofauna in alcuni casi nidificante”. Ciò è dovuto, essenzialmente, alla presenza delle zone umide che permettono a molte specie avifaunistiche di utilizzare tali habitat per la sosta ed in alcuni casi per la nidificazione. Peraltro, anche da osservazioni condotte dalla Provincia di Oristano risulta che il tratto di costa prospiciente il progettato impianto è interessato da un vasto flusso migratorio che, nell’ambito della rotta italica, vede il passaggio di numerose specie quali aironi, alzavole, tordi, colombacci, fenicotteri, ecc… È indubbio, quindi, che l’eventuale cambiamento degli habitat, causato dalla presenza delle turbine e delle strutture di fondazione, disturberebbe gli areali preferiti dall’avifauna e provocherebbe collisione degli uccelli contro le pale delle turbine in movimento, atteso che le altezze di volo registrate rientrano “ampiamente” nell’area di rotazione delle pale delle turbine.
L’impatto visivo e paesaggistico: notevole se si considera: la conformazione della costa caratterizzata da un susseguirsi di formazioni collinari; l’altezza dei singoli piloni (palo + rotore); l’importanza numerica del parco eolico (80 torri); la distanza di solo 1 (uno) miglia dalla costa. Pertanto, l’impatto visivo esiste a partire sin dalla battigia e diventa sempre più imponente man mano che si sale sul prospiciente territorio collinare. Riferimento alla “Convenzione europea del Paesaggio” Firenze 20 Ottobre 2000.
Nel progetto presentato dalla Is Arenas Renowable Energies srl non vengono inoltre contemplati:
Impatto sonoro – L’impianto produce un notevole impatto sonoro sulla costa causato dalla risonanza acustica, data la densità e l’importanza dell’impianto, il cui effetto si propaga su tutta la costa interessando i nuclei urbani situati lungo la fascia costiera (Putzu Idu, Sa Rocca tunda, Torre del Pozzo, S'Archittu, Santa Caterina di Pittunuri). Dall’esame della documentazione prodotta dalla soc. Is Arenas Renowable Energies srl, manca uno studio accurato circa l’aumento dell’impatto sonoro generato dall’impianto, causato dai venti dominanti provenienti da nord/ovest. Inoltre, sarebbe necessaria, al di là della simulazione numerica, una misurazione reale dei livelli di risonanza acustica effettuata in un altro impianto avente caratteristiche simili a quelle di progetto già realizzato in altra zona del globo. Non appare attendibile l’affermazione dei progettisti in merito alla assenza di fenomeni di risonanza sonora.
Correnti marine – La documentazione è carente di uno studio approfondito che evidenzi l’interazione tra la modificazione delle correnti, prodotta dalla realizzazione di un così imponente parco eolico all’interno dell'area di mare golfo compresa tra Capo Mannu e Santa caterina di Pittinuri, ed i fenomeni di insabbiamento e di erosione che si verrebbero a produrre sulla costa che, a loro volta, potrebbero interferire con gli aspetti socio economici ed ambientali. Peraltro, verrebbe pesantemente compromessa la vita delle “Posidonia Oceanica” che come ben noto rappresenta la prima protezione al fenomeno erosivo della costa, oltre ad essere fulcro vitale dell'ecosistema marino.
Sicurezza – La documentazione è assolutamente insoddisfacente per quanto riguarda la sicurezza dell’impianto:
Effetti delle correnti sui piloni: la documentazione depositata risulta carente di uno studio approfondito da cui si evincano con chiarezza quali correnti si verrebbero a generare in profondità, a causa della interferenza della maglia dei piloni, e quali effetti si potrebbero avere sui piloni stessi. L’allineamento di tanti aerogeneratori, posti a breve distanza tra di loro, potrebbe generare interferenze reciproche circa le correnti marine, creando movimenti vorticosi tali da scalzare le fondazioni delle torri. Studi eseguiti dal CNR hanno evidenziato proprio nel tratto ad ovest delle coste oristanesi le maggiori altezze di onde registrate in tutto il Mediterraneo e l'istituto per lo studio della dinamica delle grandi masse ha evidenziato sulla nostra costa in un anno solare di 365 giorni, almeno 120 giorni di moto ondoso con altezze superiori al metro e mezzo.
Carenza documentale – Dall’esame della documentazione, originaria integrativa e di variante, depositata dalla società Is Arenas Renowable Energies Srl si riscontra un’assoluta carenza di dati dimensionali chiari ed espliciti (totale assenza di un qualsivoglia progetto architettonico di livello esecutivo) relativi alla cabina di elevazione di potenza da ubicare in territorio del Comune Narbolia e/o limitrofi. Peraltro, nulla si evince in merito al preciso tracciato che dovrebbero seguire le condotte da interrare sino alla centrale di innesto con la rete nazionale in maniera tale da poter valutare eventuali interferenze con altre reti già presenti sul territorio o per valutare la necessità di procedere all’esproprio di eventuali aree di proprietà di privati o di altre pubbliche amministrazioni. Nonostante, nella documentazione di variante, sia chiara la superficie demaniale richiesta a terra per la realizzazione della “cabina di elevazione di potenza”, sono totalmente assenti elaborati grafico–descrittivi, corredati dalla obbligatoria “VERIFICA DI AMMISSIBILITA’ per gli usi previsti e consentiti” prevista dal PTPAAVV n.1 relativi alla struttura da realizzare a terra (altezza, larghezza, profondità, modalità costruttive, materiali di finitura, tipologia di fondazioni, ecc…). La Verifica di Ammissibilità, ai sensi dell’art.32, comma 4 delle Norme Tecniche del PTPAAVV, prevede la seguente documentazione:
Descrizione dello stato iniziale del sito per il quale è proposta la trasformazione dei luoghi circostanti, con particolare riferimento ai valori tematici per i quali è richiesta la verifica di ammissibilità;
Illustrazione dei contenuti tecnici del progetto e delle modalità della sua realizzazione, in rapporto all’incidenza sui caratteri costitutivi degli elementi e sui valori tematici ad essi attribuiti dai Piani territoriali Paesistico – ambientali (Sic) di area vasta;
Alternative di localizzazione;
Misure proposte per l’eliminazione, l’attenuazione e/o la compensazione degli effetti ineliminabili, tramite modalità progettuali, esecutive e di gestione.
Impatto socio–economico – Per tutte le forme di impatto precedentemente trattate, si avrebbero gravissime ripercussioni di natura socio–economica soprattutto sotto il profilo occupazionale. Volendo segnalare solo gli effetti negativi macroscopici, senza essere esaustivi di tutti gli effetti negativi sulla qualità della vita si segnalano:
Pesca: esistono operatori del settore della pesca che sono in possesso di licenza di esercizio entro le 3 (tre) miglia dalla costa che evidentemente, una volta realizzato l’impianto, non avrebbero più di che vivere vedendosi interdire proprio l’area in cui esercitano la loro attività; verrebbe, inoltre, ridotta notevolmente la superficie utilizzabile per l’allevamento di specie ittiche e molluschi in mare.
Turismo: ci sarebbe una drastica riduzione dei flussi turistici con danni incalcolabili alle centinaia di operatori del settore.
Commercio: forte riduzione del volume d’affari delle imprese commerciali.
e se ancora non siete convinti date uno sguardo all'articolo sul sito della regiione Sardegna :
qui
FIRMATE LA PETIZIONE!!! Qui