scritto da IlSognoCurioso il lunedì, 21 settembre 2009,09:43
Vogliamo il rinnovabile, ma con criterio!!

NO AL CAMPO EOLICO NEL MARE DI IS ARENAS!!
(Vi prego firmate la petizione a fine post!!)



Mentre tutti si preoccupano degli scempi edilizi in una pineta che di fatto è abbandonata a se stessa e che fino a 40 anni fa nemmeno esisteva e che comunque è inserita come SIC (sito di interesse Comunitario) e quindi protetto da una serie di vincoli, un gruppo imprenditoriale appositamente creato, ha aggirato le leggi regionali presentando un progetto per creare un campo eolico off-shore (per cui l'unica parola in merito è quella del Ministero competente) costituito da 80 pale da situare a meno di 3 mg dalla spiaggia di Is Arenas. 80 pale alte 100 metri (+ altri 30 di fondamenta) per la cui edificazione verranno distrutte vastissime praterie di Posidonia che costituiscono un elemento fondamentale di contrasto all'erosione della costa. L'Istanza di Concessione Demaniale SESSANTENNALE è stata pubblicata il giorno 9 settembre nei quotidiani La Nuova Sardegna, La Repubblica e Il Corriere della Sera, tralasciando il principale quotidiano sardo per diffusione.
Abbiamo tempo fino al 8 ottobre per presentare eventuali obiezioni al progetto, diversamente, "si darà ulteriore corso alle pratiche inerenti alla concessione richiesta".

Non possiamo ancora una volta permettere che il nostro territorio venga deturpato.
Diciamo si alle pale eoliche e a tutte le energie rinnovabili, ma nei modi e nei posti giusti.

Un simile scempio, oltre al danno ambientale e paesaggistico, danneggerebbe ulteriormente un turismo che non riesce a decollare, danneggerebbe la piccola pesca locale a causa delle sicure interdizioni alla navigazione e alla pesca. DICIAMO NO TUTTI INSIEME!!


L'autorizzazione all'installazione degli impianti eolici-offshore è regolata dalla Finanziaria 2008 art.2 comma 158:
c) al comma 3 (legge 387/2003 art.12 riportato di seguito), è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Per gli impianti offshore l'autorizzazione è rilasciata dal Ministero dei trasporti, sentiti il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con le modalità di cui al comma 4 e previa concessione d'uso del demanio marittimo da parte della competente autorità marittima»;

art. 12 legge 387/2002:
3. La costruzione e l'esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili, gli interventi di modifica, potenziamento, rifacimento totale o parziale e riattivazione, come definiti dalla normativa vigente, nonche' le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all'esercizio degli impianti stessi, sono soggetti ad una autorizzazione unica, rilasciata dalla regione o altro soggetto istituzionale delegato dalla regione, nel rispetto delle normative vigenti in materia di tutela dell'ambiente, di tutela del paesaggio e
del patrimonio storico-artistico. A tal fine la Conferenza dei servizi e' convocata dalla regione entro trenta giorni dal
ricevimento della domanda di autorizzazione. Resta fermo il pagamento del diritto annuale di cui all'articolo 63, commi 3 e 4, del testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, e successive
modificazioni.
4. L'autorizzazione di cui al comma 3 e' rilasciata a seguito di un procedimento unico, al quale partecipano tutte le Amministrazioni interessate, svolto nel rispetto dei principi di semplificazione e con le modalita' stabilite dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni e integrazioni. Il rilascio dell'autorizzazione costituisce titolo a costruire ed esercire l'impianto in conformita' al progetto approvato e deve contenere, in ogni caso, l'obbligo alla rimessa in pristino dello stato dei luoghi a carico del soggetto esercente a seguito della dismissione dell'impianto. Il termine massimo per la conclusione del procedimento di cui al presente comma non puo' comunque essere superiore a centottanta giorni.



Le motivazioni che portano a ritenere dannoso il parco sono molteplici in quanto contrasta:

con gli aspetti paesaggistici e di tutela delle acque atteso che l’intervento interferisce con gli habitat prioritari (dune di Is Arenas) individuati all’interno del S.I.C. dalla Direttiva 92/43/CE, e con aree umide(Oasi) di protezione della fauna stanziale e migratoria inserite nella convenzione di Ramsar;
Impatto sulla fauna stanziale e migratoria: – In prossimità dell’area interessata dagli interventi risultano localizzati alcuni siti di importanza comunitaria (Is Arenas) tra cui alcune zone umide (Stagno di Sal'e Porcus, Stagno di Cabras, Salina di Putzu Idu): 52.000 ettari sono la superficie degli stagni italiani protetti dalla Convenzione internazionale di Ramsar, dei 13.000 ettari individuati in Sardegna 6.000 si trovano nella provincia di Oristano. Questo dato può aiutare a capire quale importanza ricoprano gli stagni, le saline, le lagune e le paludi nel panorama ambientale provinciale.
Questo immenso complesso lagunare costituisce uno dei più diversificati ecosistemi umidi esistenti.
Perdita di habitat:
Dai dati prelevabili dal formulario standard elaborato nell’ambito della rete Natura 2000, i predetti siti sono caratterizzati dalla presenza di molteplici specie avifaunistiche migratorie tant’è che gli stessi sono riconosciuti “importanti per una numerosa ornitofauna in alcuni casi nidificante”. Ciò è dovuto, essenzialmente, alla presenza delle zone umide che permettono a molte specie avifaunistiche di utilizzare tali habitat per la sosta ed in alcuni casi per la nidificazione. Peraltro, anche da osservazioni condotte dalla Provincia di Oristano risulta che il tratto di costa prospiciente il progettato impianto è interessato da un vasto flusso migratorio che, nell’ambito della rotta italica, vede il passaggio di numerose specie quali aironi, alzavole, tordi, colombacci, fenicotteri, ecc… È indubbio, quindi, che l’eventuale cambiamento degli habitat, causato dalla presenza delle turbine e delle strutture di fondazione, disturberebbe gli areali preferiti dall’avifauna e provocherebbe collisione degli uccelli contro le pale delle turbine in movimento, atteso che le altezze di volo registrate rientrano “ampiamente” nell’area di rotazione delle pale delle turbine.
L’impatto visivo e paesaggistico: notevole se si considera: la conformazione della costa caratterizzata da un susseguirsi di formazioni collinari; l’altezza dei singoli piloni (palo + rotore); l’importanza numerica del parco eolico (80 torri); la distanza di solo 1 (uno) miglia dalla costa. Pertanto, l’impatto visivo esiste a partire sin dalla battigia e diventa sempre più imponente man mano che si sale sul prospiciente territorio collinare. Riferimento alla “Convenzione europea del Paesaggio” Firenze 20 Ottobre 2000.
Nel progetto presentato dalla Is Arenas Renowable Energies srl non vengono inoltre contemplati:
Impatto sonoro – L’impianto produce un notevole impatto sonoro sulla costa causato dalla risonanza acustica, data la densità e l’importanza dell’impianto, il cui effetto si propaga su tutta la costa interessando i nuclei urbani situati lungo la fascia costiera (Putzu Idu, Sa Rocca tunda, Torre del Pozzo, S'Archittu, Santa Caterina di Pittunuri). Dall’esame della documentazione prodotta dalla soc. Is Arenas Renowable Energies srl, manca uno studio accurato circa l’aumento dell’impatto sonoro generato dall’impianto, causato dai venti dominanti provenienti da nord/ovest. Inoltre, sarebbe necessaria, al di là della simulazione numerica, una misurazione reale dei livelli di risonanza acustica effettuata in un altro impianto avente caratteristiche simili a quelle di progetto già realizzato in altra zona del globo. Non appare attendibile l’affermazione dei progettisti in merito alla assenza di fenomeni di risonanza sonora.
Correnti marine – La documentazione è carente di uno studio approfondito che evidenzi l’interazione tra la modificazione delle correnti, prodotta dalla realizzazione di un così imponente parco eolico all’interno dell'area di mare golfo compresa tra Capo Mannu e Santa caterina di Pittinuri, ed i fenomeni di insabbiamento e di erosione che si verrebbero a produrre sulla costa che, a loro volta, potrebbero interferire con gli aspetti socio economici ed ambientali. Peraltro, verrebbe pesantemente compromessa la vita delle “Posidonia Oceanica” che come ben noto rappresenta la prima protezione al fenomeno erosivo della costa, oltre ad essere fulcro vitale dell'ecosistema marino.
Sicurezza – La documentazione è assolutamente insoddisfacente per quanto riguarda la sicurezza dell’impianto:
Effetti delle correnti sui piloni: la documentazione depositata risulta carente di uno studio approfondito da cui si evincano con chiarezza quali correnti si verrebbero a generare in profondità, a causa della interferenza della maglia dei piloni, e quali effetti si potrebbero avere sui piloni stessi. L’allineamento di tanti aerogeneratori, posti a breve distanza tra di loro, potrebbe generare interferenze reciproche circa le correnti marine, creando movimenti vorticosi tali da scalzare le fondazioni delle torri. Studi eseguiti dal CNR hanno evidenziato proprio nel tratto ad ovest delle coste oristanesi le maggiori altezze di onde registrate in tutto il Mediterraneo e l'istituto per lo studio della dinamica delle grandi masse ha evidenziato sulla nostra costa in un anno solare di 365 giorni, almeno 120 giorni di moto ondoso con altezze superiori al metro e mezzo.
Carenza documentale – Dall’esame della documentazione, originaria integrativa e di variante, depositata dalla società Is Arenas Renowable Energies Srl si riscontra un’assoluta carenza di dati dimensionali chiari ed espliciti (totale assenza di un qualsivoglia progetto architettonico di livello esecutivo) relativi alla cabina di elevazione di potenza da ubicare in territorio del Comune Narbolia e/o limitrofi. Peraltro, nulla si evince in merito al preciso tracciato che dovrebbero seguire le condotte da interrare sino alla centrale di innesto con la rete nazionale in maniera tale da poter valutare eventuali interferenze con altre reti già presenti sul territorio o per valutare la necessità di procedere all’esproprio di eventuali aree di proprietà di privati o di altre pubbliche amministrazioni. Nonostante, nella documentazione di variante, sia chiara la superficie demaniale richiesta a terra per la realizzazione della “cabina di elevazione di potenza”, sono totalmente assenti elaborati grafico–descrittivi, corredati dalla obbligatoria “VERIFICA DI AMMISSIBILITA’ per gli usi previsti e consentiti” prevista dal PTPAAVV n.1 relativi alla struttura da realizzare a terra (altezza, larghezza, profondità, modalità costruttive, materiali di finitura, tipologia di fondazioni, ecc…). La Verifica di Ammissibilità, ai sensi dell’art.32, comma 4 delle Norme Tecniche del PTPAAVV, prevede la seguente documentazione:
Descrizione dello stato iniziale del sito per il quale è proposta la trasformazione dei luoghi circostanti, con particolare riferimento ai valori tematici per i quali è richiesta la verifica di ammissibilità;
Illustrazione dei contenuti tecnici del progetto e delle modalità della sua realizzazione, in rapporto all’incidenza sui caratteri costitutivi degli elementi e sui valori tematici ad essi attribuiti dai Piani territoriali Paesistico – ambientali (Sic) di area vasta;
Alternative di localizzazione;
Misure proposte per l’eliminazione, l’attenuazione e/o la compensazione degli effetti ineliminabili, tramite modalità progettuali, esecutive e di gestione.
Impatto socio–economico – Per tutte le forme di impatto precedentemente trattate, si avrebbero gravissime ripercussioni di natura socio–economica soprattutto sotto il profilo occupazionale. Volendo segnalare solo gli effetti negativi macroscopici, senza essere esaustivi di tutti gli effetti negativi sulla qualità della vita si segnalano:
Pesca: esistono operatori del settore della pesca che sono in possesso di licenza di esercizio entro le 3 (tre) miglia dalla costa che evidentemente, una volta realizzato l’impianto, non avrebbero più di che vivere vedendosi interdire proprio l’area in cui esercitano la loro attività; verrebbe, inoltre, ridotta notevolmente la superficie utilizzabile per l’allevamento di specie ittiche e molluschi in mare.
Turismo: ci sarebbe una drastica riduzione dei flussi turistici con danni incalcolabili alle centinaia di operatori del settore.
Commercio: forte riduzione del volume d’affari delle imprese commerciali.




e se ancora non siete convinti date uno sguardo all'articolo sul sito della regiione Sardegna : qui


FIRMATE LA PETIZIONE!!!   
Qui

categoria:mare, il nervoso, tornando ad itaca
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scritto da IlSognoCurioso il domenica, 24 maggio 2009,22:00

Mi sono innamorato di te
perché
non avevo niente da fare
il giorno
volevo qualcuno da incontrare
la notte
volevo qualcuno da sognare
Mi sono innamorato di te
perché
non potevo più stare solo
il giorno
volevo parlare dei miei sogni
la notte
parlare d'amore
Ed ora
che avrei mille cose da fare
io sento i miei sogni svanire
ma non so più pensare
a nient'altro che a te
Mi sono innamorato di te
e adesso
non so neppure io cosa fare
il giorno
mi pento d'averti incontrato
la notte
ti vengo a cercare.


Dal mare c'è sempre
qualcuno che sta per tornare,
In mare c'è sempre
qualcosa da guardare,
e una storia è come di un'onda lo sciabordare
Dal mare c'è sempre qualcuno che ha qualcosa da raccontare
una storia di uomo se la si sa ascoltare


Tanti anni fa, nel 1940, credo, in un racconto intitolato Il relitto di kanasaka, Coloane ha narrato il suo strano incontro con un navigatore condannato alla solitudine sino alla fine dei tempi.
Quell'incontro si era verificato, effettivamente, nelle acque della Baia Desolata, nel canale Beagle.
L'imbarcazione sulla quale lo scrittore si trovava aveva rischiato di cozzare contro un relitto, che galleggiava trascinato dalle correnti; aggrappato ad esso, un indio yaghan era passato lì vicino, sfiorando quasi il ponte e tendendo il braccio come volesse indicare la rotta della catastrofe.
L'equipaggio e i passeggeri restarono muti di spavento di fronte a quello spettacolo terribile, ma Coloane, indagando nel corso di quel viaggio e di altri che seguirono, riuscì a sapere da dove veniva lo yaghan e quale tragedia lo aveva colpito.
Era un cacciatore di foche. Un giorno, mentre seguiva un animale dalla splendida pelliccia, si era avventurato alla banchisa. Fu allora che, vuoi per una caduta in acqua, vuoi per il nevischio o per il suo stesso sudore, la bassa temperatura aveva gelato il suo corpo bloccandolo in piena corsa. La primavera, poi, aveva staccato quel pezzo di ghiaccio condannando il cacciatore a essere un navigatore fantasma.
Avevo quattordici anni quando ho sentito Francisco Coloane raccontare questa storia a dei pescatori di Chiloé. È passato tanto tempo, ma mi ricordo ogni parola della sua conclusione:
“Tutto, allora, si spiega facilmente; ma nella mia memoria è rimasta, come un simbolo, la figura ieratica e sinistra del cadavere dello yaghan di Kanasaka, che insegue sul mare i profanatori di quelle solitudini, i bianchi “civilizzati” venuti a turbare la pace della sua razza, e a causarne la rovina con l'alcool e tutte le altre sventure. Quel cadavere sembrava dire, con il suo braccio teso: “fuori di qui”.
Luis Sepùlveda, Il mondo alla fine del mondo


Immigrati salvateci dagli italiani.

scritto da IlSognoCurioso il giovedì, 19 marzo 2009,10:11

a proposito di Aids e preservativo
L'ombra della Chiesa

di ADRIANO SOFRI

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Gia' dall'alto dei cieli, sull'aereo che lo sta portando al prediletto continente africano, il Papa proclama che l'Aids non si risolve distribuendo preservativi, i quali anzi aggravano il problema. Si può rassegnarsi a che la Chiesa ripeta le sue posizioni assolutiste, in nome della fedeltà ai principii, ma c'è una gamma di sfumature possibili. Di occasioni, di toni. Invece no. Invece vince l'oltranza. È la posizione di sempre della Chiesa, si obietta, è stata del suo predecessore. (L'innovazione, annotano i filologi, sta nel fatto che questa volta il Papa ha pronunciato proprio la parola: preservativo).

Ma c'è un di più, una troppa grazia, nell'inaugurare così il pellegrinaggio africano. E non limitandosi a dire che i preservativi non bastano ad affrontare il flagello - certo che non bastano - ma che lo aggravano. Dunque additando il peccato e la colpa di chi i preservativi in Africa cerca di distribuirli, e passa così per untore. C'è un'impressione di pazzia che ricorre attorno a queste scelte, e non si capisce come la Chiesa voglia ignorarla, quando non si compiaccia di fomentarla. Di dare scandalo.

Erano passati dieci giorni dallo scandalo per la bambina brasiliana. Quale persona ragionevole e di cuore, cattolica o no, credente o no, può voler costringere una bambina di nove anni e di trenta chili a partorire due gemelli, frutto della lunga violenza esercitata su lei da un patrigno che l'aveva in balia? Otto giorni dopo la notizia che la madre della bambina e i medici che l'avevano soccorsa - questo è il verbo: soccorsa - erano stati scomunicati dall'arcivescovo di Recife, e che il Vaticano ne aveva approvato l'operato, otto giorni dopo, un prelato romano ha ritenuto di correggere quel gesto scandaloso. E come l'ha fatto? Dicendo (cito il titolo, testuale, dell'Avvenire): "Scomunica sì, ma serviva misericordia.

Una scomunica misericordiosa, questo serviva? "Prima di pensare alla scomunica era necessario e urgente salvaguardare la vita innocente della bimba...". Non "prima di pensare alla scomunica", ma "invece di pensare alla scomunica", era urgente. Tuttavia la mezza marcia indietro può essere il modo della Chiesa di fare una marcia indietro intera, e va almeno apprezzata l'insistenza sulla necessità di trattare i singoli casi, perché nella casistica, e in una casistica magari ipocrita ma intelligente, sta l'eventualità che la Chiesa di oggi riapra l'occhio della misericordia.

Resta il fatto che il tentativo di restituire alla Chiesa un'aura di sensibilità ha impiegato otto giorni, e nel frattempo si erano sguinzagliati i cani arrabbiati, e non è poi facile richiamarli a cuccia. La dottoressa Fatima Maia è la direttrice del Centro sanitario in cui la bambina brasiliana ha potuto abortire, è cattolica, e ha avuto anche lei il tempo di riflettere, e poi ha dichiarato: "Grazie a Dio, mi trovo fra quelli che sono stati scomunicati". Lo ripeto, senza nessun compiacimento: un'impressione di non leggera follia.

C'è un'esasperazione attorno a questo Papa e alla sua Chiesa. E non si tratta solo delle persone, di quelli che sanno immaginare di essere il padre o la madre della bambina di Recife, e di quelli così bravi e infelici da saper immaginare di essere quella bambina. E di essere un bambino o una bambina, una donna o un uomo della prediletta Africa. Ieri sono piovute le proteste secche di una serie di cancellerie. Non della pregiudicata Spagna di Zapatero, ma della Germania di Ulla Schmidt e di Angela Merkel e della Francia di Kouchner e Sarkozy, e della stessa Unione Europea. L'Unione Europea, gli impettiti e maturi rappresentanti di un continente fortunato costretti a ribadire che la diffusione del preservativo serve a salvare vite umane, in Africa e dovunque.

Questo non succedeva con "l'altro Papa", benché anche lui, papa Wojtyla, fosse così rigido in ciò che tocca la sessualità. Non c'entra solo la diversa personalità dei due uomini. C'entra il tramonto di quella che si può chiamare l'"eccezione cattolica": una specie di accordo, metà rassegnato metà cortese, sulla bizzarria per la quale la Chiesa cattolica si riserva delle licenze paradossali per tutto ciò che riguarda il sesso, e di lì in poi si può averci a che fare. È questo che tanti uomini di Chiesa (compreso quell'arcivescovo di Recife) chiamano il primato della legge di Dio sulla legge degli uomini.

Legge di Dio è quello che attiene alla sessualità. Attenzione: alla sessualità, e non alla "vita". Non si spiegherebbe se no la tiepidezza con la quale la Chiesa ha maneggiato la questione della pena di morte. Ma la sessualità non è più, ammesso che lo sia stata mai - come pretendeva un'epoca in cui i panni sporchi si lavavano in famiglia, e all'orecchio del confessore - un terreno riservato e appartato.

Il Papa può proclamare, sempre dall'alto di quel cielo, che la soluzione stia nell'"umanizzare la sessualità, cioè innovare il modo di comportarsi verso il proprio corpo": ma questo vuol dire ignorare il problema presente e urgente, e sabotarne i rimedii parziali ma essenziali, com'è l'educazione all'uso del preservativo e la sua distribuzione. Specialisti papisti dichiarano che l'uso del preservativo è dannoso perché induce a una fallace sicurezza, e che dietro la sua promozione stanno le ingorde multinazionali produttrici. Balle: al complottismo dell'affarismo profilattico si risponda piuttosto rivendicando la gratuità, e il rischio residuo dell'uso del preservativo è incomparabile con il disastro dei rapporti non protetti, salvo che si finga di credere che davvero la gente smetta i rapporti sessuali, e lo faccia per giunta in misura e tempo utili a fronteggiare l'epidemia. Con una simile logica, se finalmente esistesse un vaccino anti-hiv, bisognerebbe vietarne la diffusione. Che sensazione di non lieve follia.

Il Papa ha lodato la gratuità delle cure, e ci mancherebbe altro. Ma a condizione che si affronti la riproduzione allargata di malati da curare, gratis o no. Le impazienti reazioni di governi e istituzioni internazionali, che vedono offesa la ragionevolezza e sabotata la fatica di tanti professionisti e volontari, restituiscono il Vaticano alla sua misura terrena e alla sua responsabilità diplomatica, senza eccezione. Una stupidaggine è tale, anche se venga pronunciata da un Papa, e in nome di un Dio. Oltretutto in questa circostanza il Papa ha a che fare solo con se stesso: non con una Curia intrigante, non con una qualche solitudine, non con "un difetto - anche lui! - di comunicazione".

E l'Italia? Il suo ministro degli Esteri ha spiegato che lui non commenta le parole del Papa. L'Italia è extraterritoriale. Per l'Italia, di gran parte del centrodestra e di una mortificante parte del centrosinistra, l'eccezione cattolica resta in pieno vigore. C'è una divisione del lavoro: alla Chiesa competono la nascita e la morte, più alcune cerimonie dell'intermezzo - i matrimoni, essenzialmente - alla maggioranza politica l'intermezzo vero e proprio, la vita, cioè, se non dolce, ottimista.

La pietà dei credenti viene stirata tormentosamente. Muore Piergiorgio Welby e gli viene rifiutato il funerale. Quando si tratta di Eluana, i rifiutatori proclamano che "Welby era un'altra cosa". Lo vedemmo, che altra cosa era. Quando si tratta di Eluana, si grida all'omicidio. Per vendicarsene, una maggioranza pagana e sanfedista cambia il nome delle cose e confisca i corpi dei sudditi. Lasciando libertà di coscienza: graziosa espressione, che vuol dire che la coscienza è revocabile, e che la sua libertà è una cosa da "lasciare". Coscienze in deposito, oggetti smarriti.

Può darsi che la gerarchia cattolica italiana sia contenta così: contenta di galvanizzare le sue schiere militanti, e di mettere a tacere i suoi fedeli dissidenti e amareggiati. Che addirittura questa faziosità le sembri una bella ed evangelica intransigenza. Non è escluso, dato che anche dalla parte opposta, di quella che si prende per sinistra, ci sono campionari simili. Ma che futuro verrà da un tal presente? L'eccezione cattolica accompagna come un'ombra la storia italiana, e in certe ore si allunga fino a inghiottirla. Ogni volta di nuovo i cittadini laici - credenti o no, davvero non è il discrimine - si chiedono se il saldo fra il dare e l'avere della presenza cattolica nella società italiana sia in fondo positivo o negativo.

Se bisogni augurarsi di ridurla allo stremo, quella presenza, per diventare un paese un po' più normale, a costo di perdere tanta carità e solidarietà e premura per la vita indifesa, o se si ritenga ancora che quella presenza faccia argine al peggio, al razzismo, al cinismo, all'esclusione. Finora, la gran parte dei laici ha creduto, o almeno confidato e scommesso, sul secondo corno del dilemma. Anche i mangiapreti. Marco Pannella e i suoi andavano a piazza San Pietro per dare forza alla battaglia contro la fame nel mondo, o contro la violenza delle carceri. Oggi molte persone laiche - non saprei dire quante, ma molte - credenti o no, sono offese e respinte da una durezza della Chiesa che a volte sembra ottusità, a volte cattiveria, e ci vedono una malattia inguaribile della società italiana. A chi può far piacere?
(www.repubblica.it)

scritto da IlSognoCurioso il martedì, 17 febbraio 2009,08:24

Ogni popolo ha il governo che si merita.
Il problema non sono i millantatori, i truffatori, ma chi si lascia millantare e fregare.
Sono stufo di chi non si vuole informare e ritiene più comodo ragionare per sentito dire, di chi non vede oltre la punta del proprio naso, di chi per un tozzo di pane è disposto a vendere il futuro dei propri figli.
Cari mamme e papà grazie di averci messo il cappio al collo.
Ora al prossimo che parlerà di orgoglio sardo sputerò in un occhio.
                              Faidì coddai pobulu de merda

scritto da IlSognoCurioso il lunedì, 09 febbraio 2009,14:19

scritto da IlSognoCurioso il venerdì, 06 febbraio 2009,23:31

Qualcuno è morto al momento giusto. Questa è la frase più orrenda.

Maestro: basta un colpo di penna.

Non ci sono certezze; e non ci sono certezze nemmeno che non ci sono certezze.

la notte delle lucciole

Mi ha sconvolto. Vedere Sciascia oggi, con tutto ciò che si è alternato mi ha spiegato tutto. In maniera brutale come un pugno nello stomaco.
Ho perso qualche lacrima di rabbia e un po' come il Saba di Sereni ho inveito all'Italia.






 

scritto da IlSognoCurioso il venerdì, 06 febbraio 2009,16:33
L'Italia è una teocrazia fondata sull'ignoranza

scritto da IlSognoCurioso il giovedì, 22 gennaio 2009,08:14

Chi crede in Dio non faccia il soldato.
Chi crede in Dio non faccia il medico ne il farmacista.
Si rispettino le leggi dell'uomo per l'uomo e non quelli scritte da alcuni uomini che si credono Dio, anche perché Dio non ha mai detto di aver bisogno di segretari e tanto meno di parlare attraverso loro.