scritto da IlSognoCurioso il lunedì, 21 settembre 2009,09:43
Vogliamo il rinnovabile, ma con criterio!!

NO AL CAMPO EOLICO NEL MARE DI IS ARENAS!!
(Vi prego firmate la petizione a fine post!!)



Mentre tutti si preoccupano degli scempi edilizi in una pineta che di fatto è abbandonata a se stessa e che fino a 40 anni fa nemmeno esisteva e che comunque è inserita come SIC (sito di interesse Comunitario) e quindi protetto da una serie di vincoli, un gruppo imprenditoriale appositamente creato, ha aggirato le leggi regionali presentando un progetto per creare un campo eolico off-shore (per cui l'unica parola in merito è quella del Ministero competente) costituito da 80 pale da situare a meno di 3 mg dalla spiaggia di Is Arenas. 80 pale alte 100 metri (+ altri 30 di fondamenta) per la cui edificazione verranno distrutte vastissime praterie di Posidonia che costituiscono un elemento fondamentale di contrasto all'erosione della costa. L'Istanza di Concessione Demaniale SESSANTENNALE è stata pubblicata il giorno 9 settembre nei quotidiani La Nuova Sardegna, La Repubblica e Il Corriere della Sera, tralasciando il principale quotidiano sardo per diffusione.
Abbiamo tempo fino al 8 ottobre per presentare eventuali obiezioni al progetto, diversamente, "si darà ulteriore corso alle pratiche inerenti alla concessione richiesta".

Non possiamo ancora una volta permettere che il nostro territorio venga deturpato.
Diciamo si alle pale eoliche e a tutte le energie rinnovabili, ma nei modi e nei posti giusti.

Un simile scempio, oltre al danno ambientale e paesaggistico, danneggerebbe ulteriormente un turismo che non riesce a decollare, danneggerebbe la piccola pesca locale a causa delle sicure interdizioni alla navigazione e alla pesca. DICIAMO NO TUTTI INSIEME!!


L'autorizzazione all'installazione degli impianti eolici-offshore è regolata dalla Finanziaria 2008 art.2 comma 158:
c) al comma 3 (legge 387/2003 art.12 riportato di seguito), è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Per gli impianti offshore l'autorizzazione è rilasciata dal Ministero dei trasporti, sentiti il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con le modalità di cui al comma 4 e previa concessione d'uso del demanio marittimo da parte della competente autorità marittima»;

art. 12 legge 387/2002:
3. La costruzione e l'esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili, gli interventi di modifica, potenziamento, rifacimento totale o parziale e riattivazione, come definiti dalla normativa vigente, nonche' le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all'esercizio degli impianti stessi, sono soggetti ad una autorizzazione unica, rilasciata dalla regione o altro soggetto istituzionale delegato dalla regione, nel rispetto delle normative vigenti in materia di tutela dell'ambiente, di tutela del paesaggio e
del patrimonio storico-artistico. A tal fine la Conferenza dei servizi e' convocata dalla regione entro trenta giorni dal
ricevimento della domanda di autorizzazione. Resta fermo il pagamento del diritto annuale di cui all'articolo 63, commi 3 e 4, del testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, e successive
modificazioni.
4. L'autorizzazione di cui al comma 3 e' rilasciata a seguito di un procedimento unico, al quale partecipano tutte le Amministrazioni interessate, svolto nel rispetto dei principi di semplificazione e con le modalita' stabilite dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni e integrazioni. Il rilascio dell'autorizzazione costituisce titolo a costruire ed esercire l'impianto in conformita' al progetto approvato e deve contenere, in ogni caso, l'obbligo alla rimessa in pristino dello stato dei luoghi a carico del soggetto esercente a seguito della dismissione dell'impianto. Il termine massimo per la conclusione del procedimento di cui al presente comma non puo' comunque essere superiore a centottanta giorni.



Le motivazioni che portano a ritenere dannoso il parco sono molteplici in quanto contrasta:

con gli aspetti paesaggistici e di tutela delle acque atteso che l’intervento interferisce con gli habitat prioritari (dune di Is Arenas) individuati all’interno del S.I.C. dalla Direttiva 92/43/CE, e con aree umide(Oasi) di protezione della fauna stanziale e migratoria inserite nella convenzione di Ramsar;
Impatto sulla fauna stanziale e migratoria: – In prossimità dell’area interessata dagli interventi risultano localizzati alcuni siti di importanza comunitaria (Is Arenas) tra cui alcune zone umide (Stagno di Sal'e Porcus, Stagno di Cabras, Salina di Putzu Idu): 52.000 ettari sono la superficie degli stagni italiani protetti dalla Convenzione internazionale di Ramsar, dei 13.000 ettari individuati in Sardegna 6.000 si trovano nella provincia di Oristano. Questo dato può aiutare a capire quale importanza ricoprano gli stagni, le saline, le lagune e le paludi nel panorama ambientale provinciale.
Questo immenso complesso lagunare costituisce uno dei più diversificati ecosistemi umidi esistenti.
Perdita di habitat:
Dai dati prelevabili dal formulario standard elaborato nell’ambito della rete Natura 2000, i predetti siti sono caratterizzati dalla presenza di molteplici specie avifaunistiche migratorie tant’è che gli stessi sono riconosciuti “importanti per una numerosa ornitofauna in alcuni casi nidificante”. Ciò è dovuto, essenzialmente, alla presenza delle zone umide che permettono a molte specie avifaunistiche di utilizzare tali habitat per la sosta ed in alcuni casi per la nidificazione. Peraltro, anche da osservazioni condotte dalla Provincia di Oristano risulta che il tratto di costa prospiciente il progettato impianto è interessato da un vasto flusso migratorio che, nell’ambito della rotta italica, vede il passaggio di numerose specie quali aironi, alzavole, tordi, colombacci, fenicotteri, ecc… È indubbio, quindi, che l’eventuale cambiamento degli habitat, causato dalla presenza delle turbine e delle strutture di fondazione, disturberebbe gli areali preferiti dall’avifauna e provocherebbe collisione degli uccelli contro le pale delle turbine in movimento, atteso che le altezze di volo registrate rientrano “ampiamente” nell’area di rotazione delle pale delle turbine.
L’impatto visivo e paesaggistico: notevole se si considera: la conformazione della costa caratterizzata da un susseguirsi di formazioni collinari; l’altezza dei singoli piloni (palo + rotore); l’importanza numerica del parco eolico (80 torri); la distanza di solo 1 (uno) miglia dalla costa. Pertanto, l’impatto visivo esiste a partire sin dalla battigia e diventa sempre più imponente man mano che si sale sul prospiciente territorio collinare. Riferimento alla “Convenzione europea del Paesaggio” Firenze 20 Ottobre 2000.
Nel progetto presentato dalla Is Arenas Renowable Energies srl non vengono inoltre contemplati:
Impatto sonoro – L’impianto produce un notevole impatto sonoro sulla costa causato dalla risonanza acustica, data la densità e l’importanza dell’impianto, il cui effetto si propaga su tutta la costa interessando i nuclei urbani situati lungo la fascia costiera (Putzu Idu, Sa Rocca tunda, Torre del Pozzo, S'Archittu, Santa Caterina di Pittunuri). Dall’esame della documentazione prodotta dalla soc. Is Arenas Renowable Energies srl, manca uno studio accurato circa l’aumento dell’impatto sonoro generato dall’impianto, causato dai venti dominanti provenienti da nord/ovest. Inoltre, sarebbe necessaria, al di là della simulazione numerica, una misurazione reale dei livelli di risonanza acustica effettuata in un altro impianto avente caratteristiche simili a quelle di progetto già realizzato in altra zona del globo. Non appare attendibile l’affermazione dei progettisti in merito alla assenza di fenomeni di risonanza sonora.
Correnti marine – La documentazione è carente di uno studio approfondito che evidenzi l’interazione tra la modificazione delle correnti, prodotta dalla realizzazione di un così imponente parco eolico all’interno dell'area di mare golfo compresa tra Capo Mannu e Santa caterina di Pittinuri, ed i fenomeni di insabbiamento e di erosione che si verrebbero a produrre sulla costa che, a loro volta, potrebbero interferire con gli aspetti socio economici ed ambientali. Peraltro, verrebbe pesantemente compromessa la vita delle “Posidonia Oceanica” che come ben noto rappresenta la prima protezione al fenomeno erosivo della costa, oltre ad essere fulcro vitale dell'ecosistema marino.
Sicurezza – La documentazione è assolutamente insoddisfacente per quanto riguarda la sicurezza dell’impianto:
Effetti delle correnti sui piloni: la documentazione depositata risulta carente di uno studio approfondito da cui si evincano con chiarezza quali correnti si verrebbero a generare in profondità, a causa della interferenza della maglia dei piloni, e quali effetti si potrebbero avere sui piloni stessi. L’allineamento di tanti aerogeneratori, posti a breve distanza tra di loro, potrebbe generare interferenze reciproche circa le correnti marine, creando movimenti vorticosi tali da scalzare le fondazioni delle torri. Studi eseguiti dal CNR hanno evidenziato proprio nel tratto ad ovest delle coste oristanesi le maggiori altezze di onde registrate in tutto il Mediterraneo e l'istituto per lo studio della dinamica delle grandi masse ha evidenziato sulla nostra costa in un anno solare di 365 giorni, almeno 120 giorni di moto ondoso con altezze superiori al metro e mezzo.
Carenza documentale – Dall’esame della documentazione, originaria integrativa e di variante, depositata dalla società Is Arenas Renowable Energies Srl si riscontra un’assoluta carenza di dati dimensionali chiari ed espliciti (totale assenza di un qualsivoglia progetto architettonico di livello esecutivo) relativi alla cabina di elevazione di potenza da ubicare in territorio del Comune Narbolia e/o limitrofi. Peraltro, nulla si evince in merito al preciso tracciato che dovrebbero seguire le condotte da interrare sino alla centrale di innesto con la rete nazionale in maniera tale da poter valutare eventuali interferenze con altre reti già presenti sul territorio o per valutare la necessità di procedere all’esproprio di eventuali aree di proprietà di privati o di altre pubbliche amministrazioni. Nonostante, nella documentazione di variante, sia chiara la superficie demaniale richiesta a terra per la realizzazione della “cabina di elevazione di potenza”, sono totalmente assenti elaborati grafico–descrittivi, corredati dalla obbligatoria “VERIFICA DI AMMISSIBILITA’ per gli usi previsti e consentiti” prevista dal PTPAAVV n.1 relativi alla struttura da realizzare a terra (altezza, larghezza, profondità, modalità costruttive, materiali di finitura, tipologia di fondazioni, ecc…). La Verifica di Ammissibilità, ai sensi dell’art.32, comma 4 delle Norme Tecniche del PTPAAVV, prevede la seguente documentazione:
Descrizione dello stato iniziale del sito per il quale è proposta la trasformazione dei luoghi circostanti, con particolare riferimento ai valori tematici per i quali è richiesta la verifica di ammissibilità;
Illustrazione dei contenuti tecnici del progetto e delle modalità della sua realizzazione, in rapporto all’incidenza sui caratteri costitutivi degli elementi e sui valori tematici ad essi attribuiti dai Piani territoriali Paesistico – ambientali (Sic) di area vasta;
Alternative di localizzazione;
Misure proposte per l’eliminazione, l’attenuazione e/o la compensazione degli effetti ineliminabili, tramite modalità progettuali, esecutive e di gestione.
Impatto socio–economico – Per tutte le forme di impatto precedentemente trattate, si avrebbero gravissime ripercussioni di natura socio–economica soprattutto sotto il profilo occupazionale. Volendo segnalare solo gli effetti negativi macroscopici, senza essere esaustivi di tutti gli effetti negativi sulla qualità della vita si segnalano:
Pesca: esistono operatori del settore della pesca che sono in possesso di licenza di esercizio entro le 3 (tre) miglia dalla costa che evidentemente, una volta realizzato l’impianto, non avrebbero più di che vivere vedendosi interdire proprio l’area in cui esercitano la loro attività; verrebbe, inoltre, ridotta notevolmente la superficie utilizzabile per l’allevamento di specie ittiche e molluschi in mare.
Turismo: ci sarebbe una drastica riduzione dei flussi turistici con danni incalcolabili alle centinaia di operatori del settore.
Commercio: forte riduzione del volume d’affari delle imprese commerciali.




e se ancora non siete convinti date uno sguardo all'articolo sul sito della regiione Sardegna : qui


FIRMATE LA PETIZIONE!!!   
Qui

categoria:mare, il nervoso, tornando ad itaca
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scritto da IlSognoCurioso il lunedì, 31 agosto 2009,14:57

Alla barra sulla foce del Rio Pedra, Bruno Mirabal, il pescatore che picchiava la moglie più quanto Ernan Lopez faccesse con i tasti del suo pianoforte, cercava di convincere il vecchio Ferrer che l'amore in fondo è una questione di palamiti: tante esche in ammollo su un unico filo
-devi solo aspettare Ibrahim- diceva
-si tratta solo di aspettare, e vedrai che abboccano...-

Il vecchio cantante, che portava il nome dell'uomo scelto da Dio e come lui aveva sparso il suo seme per tutta Cuba, non era affatto persuaso.

-una chica non è un pesce- sentenziò sputando l'ultimo pezzo di yerba buena che masticava per placcare il raschiare dei Corona Fonseca fumati senza sosta.
Bruno era stato solo fortunato a trovarsi quell'angelo di donna che non meritava. Doveva solo ringraziare che non gli avesse spaccato la testa nel sonno, ma prima o poi, Ferrer ne era certo, sarebbe successo-si tratta solo di aspettare...- pensava ricordando anche le parole di compar Juannito
l'amor por una chica no es un baile!
Parole sante!

Prima o poi Bruno Mirabal avrebbe lasciato la testa sul cuscino, ma per ora restava solo da cantare un inno a quel fiore appassito sotto i colpi di un uomo dalla mano pesante che non sapeva cogliere il bianco di una gardenia.


Dos gardenias para ti
con ellas quiero decir
te quiero, te adoro, mi vida.
Ponles toda tu atencion
porque son tu corazon y el mio.

Dos gardenias para ti
que tendran todo el calor de un beso
de esos que te di
y que jamas encontraras
en el calor de otro querer.

A tu lado viviran y te hablaran
como cuando estas conmigo
y hasta creeras
que te diran te quiero.

Pero si un atardecer
las gardenias de mi amor se mueren
es porque han adivinado
que tu amor se ha marchitado
porque existe otro querer.

Dos gardenias...para tí.

categoria:mare, musica, racconti
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scritto da IlSognoCurioso il mercoledì, 29 luglio 2009,23:43
Altrimari 2009 - Clandestino

Concerti e spettacoli di musiche e danze del Mediterraneo in collaborazione con l’Associazione Culturale DROMOS FESTIVAL, l‘Umanitaria-Cineteca Sarda, il MAN di Nuoro, la Pro Loco di San Vero Milis e la Cooperativa Ampsicora.

“Altri Mari è stata chiamata la rassegna, molti mari diversi: non solo quello delle barche di lusso, dei bagnanti del ferragosto, del turismo di venti giorni di piena estate: il mare dei pescatori, di gente di passaggio, di mercanti di bottarga, di musicisti giramondo, di viaggiatori che fanno cento chilometri per vedere e ascoltare un progetto originale…”


In particolare

6 Agosto:
Pineta di Mandriola
Ore22.00
-Sanveresi “clandestini”(III): Dario Dessì, “Storie di paese”
Reading di racconti, accompagnato dalle musiche dei Luthiers trio, ovvero Oscar Quiroz Arias, Matias Quiroz Arias e Thomas Casti


“Storie di mari, stati di mare, popoli- genti- pensieri di un globo che rispecchiava il sole. Rifletteva la luce di giorno, conservandone un po’ per quando giungeva la notte: per consolare i suoi popoli, per non farli perdere e non spaventare i piccoli che nella sua fievole luce e nella sua calda ninna nanna di onde,
nuove,
altre,
accorse,
oltre,
si cullavano e sognavano il verde, l’azzurro e il bianco del loro mondo.”

“Il clandestino è un Ulisse che approda nelle spiagge di su Crastu Biancu a chiedere ospitalità come una madonna martoriata”


...Se non avete di meglio da fare passate: un birra a fine serata non la nego a nessuno..
.

scritto da IlSognoCurioso il domenica, 24 maggio 2009,22:00

Mi sono innamorato di te
perché
non avevo niente da fare
il giorno
volevo qualcuno da incontrare
la notte
volevo qualcuno da sognare
Mi sono innamorato di te
perché
non potevo più stare solo
il giorno
volevo parlare dei miei sogni
la notte
parlare d'amore
Ed ora
che avrei mille cose da fare
io sento i miei sogni svanire
ma non so più pensare
a nient'altro che a te
Mi sono innamorato di te
e adesso
non so neppure io cosa fare
il giorno
mi pento d'averti incontrato
la notte
ti vengo a cercare.


Dal mare c'è sempre
qualcuno che sta per tornare,
In mare c'è sempre
qualcosa da guardare,
e una storia è come di un'onda lo sciabordare
Dal mare c'è sempre qualcuno che ha qualcosa da raccontare
una storia di uomo se la si sa ascoltare


Tanti anni fa, nel 1940, credo, in un racconto intitolato Il relitto di kanasaka, Coloane ha narrato il suo strano incontro con un navigatore condannato alla solitudine sino alla fine dei tempi.
Quell'incontro si era verificato, effettivamente, nelle acque della Baia Desolata, nel canale Beagle.
L'imbarcazione sulla quale lo scrittore si trovava aveva rischiato di cozzare contro un relitto, che galleggiava trascinato dalle correnti; aggrappato ad esso, un indio yaghan era passato lì vicino, sfiorando quasi il ponte e tendendo il braccio come volesse indicare la rotta della catastrofe.
L'equipaggio e i passeggeri restarono muti di spavento di fronte a quello spettacolo terribile, ma Coloane, indagando nel corso di quel viaggio e di altri che seguirono, riuscì a sapere da dove veniva lo yaghan e quale tragedia lo aveva colpito.
Era un cacciatore di foche. Un giorno, mentre seguiva un animale dalla splendida pelliccia, si era avventurato alla banchisa. Fu allora che, vuoi per una caduta in acqua, vuoi per il nevischio o per il suo stesso sudore, la bassa temperatura aveva gelato il suo corpo bloccandolo in piena corsa. La primavera, poi, aveva staccato quel pezzo di ghiaccio condannando il cacciatore a essere un navigatore fantasma.
Avevo quattordici anni quando ho sentito Francisco Coloane raccontare questa storia a dei pescatori di Chiloé. È passato tanto tempo, ma mi ricordo ogni parola della sua conclusione:
“Tutto, allora, si spiega facilmente; ma nella mia memoria è rimasta, come un simbolo, la figura ieratica e sinistra del cadavere dello yaghan di Kanasaka, che insegue sul mare i profanatori di quelle solitudini, i bianchi “civilizzati” venuti a turbare la pace della sua razza, e a causarne la rovina con l'alcool e tutte le altre sventure. Quel cadavere sembrava dire, con il suo braccio teso: “fuori di qui”.
Luis Sepùlveda, Il mondo alla fine del mondo


Immigrati salvateci dagli italiani.

scritto da IlSognoCurioso il sabato, 31 gennaio 2009,21:46

Si lo so, questo racconto è già apparso in pseudo puntate su questo blog, ma ci sono particolarmente legato, anche se non è granché, che ora che è concluso lo riposto per intero.

Quel giorno l’inverno pareva fosse scappato per lasciar spazio al sole.
Leggera brezza, caldo, molto, tanto che si tolse il cappotto. Entusiasta si precipitò verso le rocce; quel tratto di costa non finiva a picco sul mare ma si poteva scendere sotto, passando dai residui di uno scivolo per barche scavato in mezzo a ciottoli bianchi.
Si sedette il tanto giusto dall’acqua: al limite, solo per un pelo non si bagnava; ogni tanto qualche schizzo per niente fastidioso.
Sorrise. – Oggi riuscirò a scrivere- pensò e prese in mano fogli gialli di carta riciclata. Ma nulla gli venne in mente.
Voleva descrivere quella situazione che situazione non era; quella strana sensazione di piacevole solitudine senza pensare. -Ma come si può?! Descrivere?! Bisognerebbe inventare nuove parole…-
Travestirle in personaggi irreali, fittizi e le loro vicissitudini? Ingiusto.
Però sorrideva. Silenzio. Sorrideva e pensava che non avrebbe saputo cosa avrebbe fatto domani, però di oggi era sicuro.
Si spostò su un’altra roccia e la sua mano e la sua mente cominciarono a fremere. Come una malattia apparve lei: l’ispirazione.
Venne e s’infranse come un’onda, schizzando parole, suoni, storie di inchiostro sulle rocce di foglio.
Storie di mari, stati di mare, popoli- genti- pensieri di un globo che riusciva a rispecchiare il sole. Reggerne la portata e rimandarne la luce di giorno, conservandone un po’ per quando giungeva la notte: per consolare i suoi popoli, per non farli perdere e non spaventare i piccoli che nella sua fievole luce e nella sua calda ninna nanna di onde,

nuove,

altre,

accorse,

oltre,

         si cullano e sognano il verde, l’azzurro e il bianco del loro mondo.
Ciò che ne uscì fu l’inizio di una storia buffa, curiosa.
Non era un vero e proprio racconto, lui chiamava così qualsiasi cosa, ma più che altro si trattava di una condizione- uno stato d’animo.

Era un vecchio”, cominciò, ma subito un blocco
– No, non ci sono! Non riesco a vederlo questo vecchio: chi era, cosa fa e come…-
pensò un attimo ai vari anziani che conosceva, apparve come una foto nella sua testa l’immagine di un piccolo sardo, basso, scavato, seduto in un sottoscala a prendere il fresco al tramonto d’estate.
-Nonno è un buon modello, potrei provare ad abbozzarlo e vedere cosa ne esce misto a ciò che ho in testa.-
Tirò un tratto di penna su quanto scritto e ricominciò veloce.
Fermo, con lo sguardo immobile, seduto su quello scanno di legno dove nonna metteva a seccare i pomodori nel canestro.
Si poggiava in avanti con i gomiti sul bastone. L’ultimo periodo respirava lentamente con affanno, come se ogni respiro gli evitasse di affogare. Stanco e immobile passava così gran parte dei pomeriggi estivi.
Al bar del Fenicottero, quello a sinistra dello stradone che va verso il porto dei pescatori. Ora è diverso, ma prima era una vera bettola, molto più rustica: una casetta imbiancata a calce con un’enorme veranda in legno che dava sulla spiaggia a maestrale.
Il vecchio sedeva in un angolo in penombra con le maniche di camicia rabboccate e il berretto, di sbieco, sulla testa. Mattine intere ad osservare, immobile, il mare cambiare, con quegli occhi scuri che sembravano colmi di storia.
Aveva deciso di mettere per iscritto le sue memorie, aveva paura che ci si dimenticasse di lui, di tutto ciò che aveva creato, che la storia da lui plasmata e vissuta, passato- presente e futuro di molti cadesse in un dimenticatoio. Scrisse la storia, su pezzi di carta, in piccole frasi ma senza dimenticare niente, partendo dall’origine di tutto:

In principio era il verbo.
In principio era la natura, la madre, la “Tellus Mater”. Da lei nacquero tutti gli animali compreso l’uomo. Lui è l’animale più debole, non ricorda la lingua che usa la natura con i suoi figli.
L’uomo l’ha svenduta per la ragione.
Morse una mela, un frutto di conoscenza: si rese conto della sua ignoranza e volle comprendere tutto da solo, senza farsi insegnare dalla sua madre, dalla quale si distaccò.
Voleva essere creatore, non solo creatura. Capire, non solo essere capito, voleva essere padre di se stesso.
Comprese però che non poteva conoscere tutto, sarebbe impazzito se non avesse messo un limite a questo suo desiderio. Decise di limitarsi il respiro, ferendosi e togliendosi una costola: da cui plasmò Dio. Così creò il creatore, diventando creatura.

 

categoria:mare, racconti, stati di mare
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scritto da IlSognoCurioso il giovedì, 08 gennaio 2009,19:17

Succede a volte che si abbia il desiderio forte di voler essere da tutt'altra parte dal posto in cui si è. I motivi che determinano questo desiderio possono essere tra i più svariati: una situazione di imbarazzo, delle persone che si preferirebbe non vedere più o altre che invece si vorrebbe rincontrare, o ancora vecchi ricordi che ci riportano nei luoghi dell'infanzia, di avventure, esperienze, viaggi passati.
Un altro fattore che può portare a un desiderio del genere è il clima. Mi capita spesso in giornate invernali, quelle sere in cui non c'è coperta che tenga a toglierci quel pungente gelo nelle ossa e allora la mente vola lontano sulla spiaggia assolata.
Non si esce più dalla propria stanza, si chiudono gli occhi e si comincia a viaggiare con la mente, proiettati nel posto alternativo prescelto, sperando che nessuno bussi alla porta in quei momenti perché se così fosse si dovrebbe prendere l'aereo e tornare indietro.
Signori, ebbene si, ora vi scrivo da Malecón, nord di San Cristóbal de La Habana . Non potete capire come si sta, a occhi chiusi sdraiato nel mio letto ma con i piedi nel bagnasciuga, sorseggiando un cocktail di rhum bianco, Blue Curacao, Cointreau, succo d'ananas, lime e tanto ghiaccio che è la fine del mondo; e davanti a me non c'è più una stufetta a resistenza da 800 watt ma un rosso sole che tramonta e io stringo la mia morosa soffice come il mio cuscino.

Benvenuti al Buenavista! Signore e signori, solo per stanotte, qui per voi Ernan Lopez Nussa suonerà indiavolato la sua Contradanza, picchiandola sui tasti del pianoforte così come Bruno Mirabal picchia la moglie nelle notti di sesso infuocato
              ...mezcla de rabia, de dolor, de fe, de ausencia...

La gente, poi, già indemoniata dal ritmo forte resterà posseduta, e in preda al fiato di Susana Rinaldi farà l'amore con qualche milonguera, mentre lei aggrappata al microfono darà foga a un
               conjuro extraño de un amor hecho cadencia
                             que abrió caminos sin más ley que la esperanza.
.

Esausto e sudato riprenderò fiato sulla terrazza che dà sul mare e le onde, nel riverberò di un cajón, riporteranno la voce triste di Odilio Gonzalez a ricordarmi di una Deuda lasciata ad un amore lontano. Un amore, in realtà, che ora non c'è.

Chiudendo gli occhi non riuscirò più a distinguere dove finisce il mio viaggio immaginario per lasciare spazio al sogno vero e proprio; quando li riaprirò sarà già mattina nella mia stanza, con lo stereo acceso e un cd di musica latina che ha già finito.

categoria:citazioni, mare, musica, racconti, pensando
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scritto da IlSognoCurioso il lunedì, 05 maggio 2008,20:09

C'era una volta una splendida spiaggia, la sua sabbia era tra le più fini e bianche mai viste: Quarzo finissimo per chilometri.
Un giorno un omino dalle carte facili disse “spiaggia più larga per tutti!!” e in un attimo fu fatto: da bianca in grigia però cambiò il suo colore.
C’erano una volta persone che passeggiavano per quel lungomare, traffico di macchine rendevano il passaggio pericoloso, pochi bus, ore di attese e tante marmitte in cerca di un parcheggio che sia, possibilmente, all’ombra, vicino al bagnasciuga, affianco al bar, nei pressi del tabacchino, in prossimità del lido, a due passi dall’edicola, in un posto sicuro gratuito ma vigilato.
Apparve di nuovo l’omino dalle carte facili con un potente incantesimo “multipiano per tutti, compreso di trampolino in cima per tuffarsi direttamente in acqua con lo splendido scenario della Sella del Diavolo !!”

Se vuoi bloccare le carte facili dell’omino, firma la petizione anti multipiano previsto nei pressi della spiaggia del Poetto.  Firma qui

categoria:mare, il nervoso
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scritto da IlSognoCurioso il domenica, 06 gennaio 2008,19:51

Allora certi per risolvere di essere rotti fanno come si fa in geografia, che basta dire alla maestra a chi è attaccata una nazione perché si convinca che hai capito di cosa stai parlando, e allora l’Italia confina con la Francia, la Svizzera, l’Austria, la Jugoslavia e questo basta per prendere bravissima in geografia.
[…]
è cosi la mia nazione, non confina con niente tranne l’acqua e manco la geografia ti serve più, perché non bastano i confini a dire chi sei, se per farlo ti serve avere accanto un altrove che stia fermo.
[…]
Non so se la colpa è del mare, ma di certo io gliel’ho data sempre, perché mi hanno insegnato da subito che quelli che gli hanno dato troppa confidenza non sono diventati mai vecchi. Chi sul mare ci è nato lo sa sin troppo bene che dal mare non viene solo il pesce, ma anche il lutto, il ladro e qualche volta le madonne dentro le casse di legno, così miracolose da meritare nomi di posti e di donne. A guardare il mare ci si sente più infranti, perché altra terra non se ne vede e i bambini ingenuamente credono che il mondo finisca lì, come se fosse vero. Ma non tutte le cose che hanno un limite sono anche finite, a volte sono solo interrotte e restano lì come frasi a metà, tese verso una assenza che finisce per contare più di quel che c’è.
In questo il mare somiglia a una fede, e come una fede va temuto e nascosto, e come una fede c’è più gente che va a guardarlo che a nuotarci dentro. È per questo che a pregare si va al mare, come dicono qui, non in chiesa come va bene da altre parti.
C’è una statua vicino a casa mia, con un corpo di donna e dieci volti di pietra tutti rivolti verso il mare. I turisti allocchi dicono che i volti guardano il tramonto, ma il sole tramonta dall’altra parte, e comunque io lo so che cosa fanno quelle donne di pietra: pregano, che qui si fa così, perché il mare è un tempio e chi non ha mai sentito il bisogno di invocare davanti alla sua ferita aperta non è interrotto, o non sa di esserlo.
Io sono una di quelli che lo sanno e credo che il saperlo si chiami identità, che davvero non è un dono che può stare in mano a chi si crede intero senza esserlo.

Michela Murgia.
Tratto da Cartas de Logu, scrittori sardi allo specchio.

 
Son rimasto senza parole leggendo questo libro, l’identità, il sentirsi sardo è un qualcosa molto difficile da spiegare, è un racconto fatto di silenzi rumorosi che si muovono tra sentimenti d’ombra.
È un male, un bene, un continuo bordone di ogni stato d’animo, una cantilena mentre si parla, come quella che cantava nonna per addormentarmi e che cantò prefica per il sonno di nonno.
È il risultato di una storia non detta vissuta tra isolamento, generosità e diffidenza.

 Francesco Ciusa


Il sardo
Non ha, tiene
Non ha paura, teme
Non desidera, brama
Non picchia, scuote
Non finisce, termina
Per lui le cose non si consumano ne muoiono, passano
Non capisce, comprende o intuisce
Non chiede, prega di raccontare.

 Ma è triste se si pensa che il sardo non conosce l’amore, riesce al massimo a stimare o a voler bene,
come non esiste nemmeno la felicità, nel migliore dei casi si tratta di piacere.





Tanto si preferisce il silenzio al perder tempo nel cercar parole per descrivere, anche perché nel mentre
 i giorni sono avanti e passano, le settimane vengono e i mesi entrano.