La dimostrazione della morte del Teatro.
Sarò drastico ma a mio avviso è così:
me ne sono definitivamente convinto dopo aver visto
ALDO MORO, UNA TRAGEDIA ITALIANA

di Corrado Augias e Vladimiro Polchi
scene di Gianni Silvesri
luci di Mario Loprevite
musiche di Marcello Panni
regia di Giorgio Ferrara
Con Paolo Bonaccelli.
Un giudizio? Piatto, vuoto. Ero andatto sperando che non fosse ciò che pensassi e invece era proprio come un semplice e banale documentario televisivo:
una voce narrante, brutta copia di Carlo Lucarelli di Blu Notte, didascalizzava materiali d’archivio, comunicati ufficiali delle Br.,scandite da immagini tratte da telegiornali d’epoca e dai film di Bellocchio, Ferrara e Martinelli.
Nel mentre Bonacelli leggeva le lettere dalla prigionia di Moro, senza convinzione, solo nel finale addentrandosi nel personaggio, in modo superficiale, senza dare particolari chiavi di lettura, senza lasciar riflettere niente. Il tutto sembrava chiuso in una sorta di auto censura, senza rischio, così da prendersi i semplici ma sicuri applausi di circostanza.
No dovrebbe essere questo, si poteva puntare a ben altro: c’era così tanto materiale a disposizione, da evidenziare, da drammatizzare da denunciare da permettere di far arrivare scosse al culo degli spettatori di qualsiasi linea politica e di pensiero; c’era così tanto a disposizione da creare un rischio enorme, qualcosa di cui si sarebbe parlato per tempo, che avrebbe lasciato quel sorriso amaro sui volti, che avrebbe consentito di applaudire con foga e contemporaneamente gridare “Vaffanculo”.
Invece niente di tutto ciò, è meglio leggere con dizione, oppure fare Sofocle e Pirandello, che i loro rischi se li presero, scuotendo masse, ma che ora seppur spesso attuali son morti da tempo…
Che resta del teatro “contemporaneo”?