scritto da IlSognoCurioso il domenica, 05 aprile 2009,20:53

Una mujer desnuda y en lo oscuro

Una mujer desnuda y en lo oscuro
tiene una claridad que nos alumbra
de modo que si ocurre un desconsuelo
un apagón o una noche sin luna
es conveniente y hasta imprescindible
tener a mano una mujer desnuda.

Una mujer desnuda y en lo oscuro
genera un resplandor que da confianza
entonces dominguea el almanaque
vibran en su rincón las telarañas
y los ojos felices y felinos
miran y de mirar nunca se cansan.

Una mujer desnuda y en lo oscuro
es una vocación para las manos
para los labios es casi un destino
y para el corazón un despilfarro
una mujer desnuda es un enigma
y siempre es una fiesta descifrarlo.

Una mujer desnuda y en lo oscuro
genera una luz propia y nos enciende
el cielo raso se convierte en cielo
y es una gloria no ser inocente
una mujer querida o vislumbrada
desbarata por una vez la muerte.


Mario Benedetti

scritto da IlSognoCurioso il lunedì, 23 febbraio 2009,08:22

      -Sono stanco, stanco e vecchio, diventa sempre più faticoso far ridere-
pensava il comico togliendosi la maschera. Sedutosi sopra lo sgabello della tigre cancellava con un colpo di spugna fradicia il suo sorriso dal volto, mentre i suoi piedi muovevano la paglia attorno.
Ha visto troppe persone tristi a cui risollevare il morale in questi anni, a quanti di loro bastava poco per ridere, per darli un breve attimo di spensieratezza lontana dai loro drammi personali. Risate sincere e sadiche nel vederlo cadere, rotolare, finire in pozze d'acqua e con torte in faccia, con quel sorriso ebete immobile stampato sul viso.
Non aveva mai pensato a se stesso: lui era il sorriso degli altri, la sua vita era tutta lì, smuovere la felicità degli altri per avere anche la sua. -Una puttana del sorriso- pensava. Erano passati anni, passata la sua giovinezza senza sorridere veramente per se stesso, passati gli anni in cui costruire qualcosa, e ora le sue energie sfiorivano e suoi numeri diventavano sempre meno buffi e sempre più patetici
      “adesso piangi molto dopo e ti disperi con ritardo”, quelle vecchie parole cantate del nano gli sembravano così sue.
Non riusciva più a far sorridere la gente, nemmeno i bambini, oppure non ne aveva più voglia, nessuno in tutti quegli anni si era interessato a lui, tutti turbati dai propri mali da sanare con il comico, che nessuno chiese al buffone se fosse felice, per tutti era scontato che lo fosse:
      -non vedi che bel sorriso ha sempre in volto, lui è spensierato- pensavano, o era comodo pensare.
Solo, al freddo della luce della sera, si puliva il viso, mentre il nano canticchiando ritirava gli attrezzi di anni di risate, e nessuno si accorse che una lacrima cancellava un sorriso di cerone dal volto di un vecchio pagliaccio.

scritto da IlSognoCurioso il venerdì, 06 febbraio 2009,23:31

Qualcuno è morto al momento giusto. Questa è la frase più orrenda.

Maestro: basta un colpo di penna.

Non ci sono certezze; e non ci sono certezze nemmeno che non ci sono certezze.

la notte delle lucciole

Mi ha sconvolto. Vedere Sciascia oggi, con tutto ciò che si è alternato mi ha spiegato tutto. In maniera brutale come un pugno nello stomaco.
Ho perso qualche lacrima di rabbia e un po' come il Saba di Sereni ho inveito all'Italia.






 

scritto da IlSognoCurioso il venerdì, 02 maggio 2008,10:21

sedieScrivo aspettando che la mia richiesta di cittadino apolide venga accettata.
Temo di diventare un desaparecido. In questi giorni il Ministero della propaganda c’è andato giù pesante.
L’Italia ha dimostrato quanto vale, quanto pensa,quanto si merita:

PANEM ET CIRCENSES.

Solo i migliori in piazza dei cento mila:
Berlusconi, Amici di Maria, e prossimamente il Pontefice, neo ministro alla famiglia, all’identità e alla conservazione del vecchio.
Il rosso è stato abolito e con esso tutti i colori accesi: solo l’azzurro ha diritto. In conseguenza tutti i colori devono essere più tenui: a simboleggiare l’amore, ad esempio, ci sarà un Beigiolino chiaro (il massimo che ci si possa permettere)

 I campioni non ci sono più, vagano senza testa nella ricerca di qualcuno che si occupi di loro, gli occhi pieni di lacrime di solitudine cercano un abbraccio e comprensione, ma tutti ormai dicono che sono loro che sono persi.
Guarda Nené, Claudio Olinto de Carvalho
la vita è bella perché non è variata: è gustosa, fragrante e croccante

 e come la voce di dentro di De Filippo non ho capito.

scritto da IlSognoCurioso il lunedì, 03 dicembre 2007,16:50

La dimostrazione della morte del Teatro.

Sarò drastico ma a mio avviso è così:
me ne sono definitivamente convinto dopo aver visto

ALDO MORO, UNA TRAGEDIA ITALIANA



di Corrado Augias e Vladimiro Polchi
scene di Gianni Silvesri
luci di Mario Loprevite
musiche di Marcello Panni
regia di Giorgio Ferrara

Con Paolo Bonaccelli.



Un giudizio? Piatto, vuoto. Ero andatto sperando che non fosse ciò che pensassi e invece era proprio come un semplice e banale documentario televisivo:
una voce narrante, brutta copia di Carlo Lucarelli di Blu Notte, didascalizzava materiali d’archivio, comunicati ufficiali delle Br.,scandite da immagini tratte da telegiornali d’epoca e dai film di Bellocchio, Ferrara e Martinelli.
Nel mentre  Bonacelli leggeva le lettere dalla prigionia di Moro, senza convinzione, solo nel finale addentrandosi nel personaggio, in modo superficiale, senza dare particolari chiavi di lettura, senza lasciar riflettere niente. Il tutto sembrava chiuso in una sorta di auto censura, senza rischio, così da prendersi i semplici ma sicuri applausi di circostanza.

No dovrebbe essere questo, si poteva puntare a ben altro: c’era così tanto materiale a disposizione, da evidenziare, da drammatizzare da denunciare da permettere di far arrivare scosse al culo degli spettatori di qualsiasi linea politica e di pensiero; c’era così tanto a disposizione da creare un rischio enorme, qualcosa di cui si sarebbe parlato per tempo, che avrebbe lasciato quel sorriso amaro sui volti, che avrebbe consentito di applaudire con foga e contemporaneamente gridare  “Vaffanculo”.
Invece niente di tutto ciò, è meglio leggere con dizione, oppure fare Sofocle e Pirandello, che i loro rischi se li presero, scuotendo masse, ma che ora seppur spesso attuali son morti da tempo…

                        Che resta del teatro “contemporaneo”?

categoria:teatro, il nervoso
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scritto da IlSognoCurioso il sabato, 24 novembre 2007,00:37
La pazienza è un albero amaro,
ma spesso da frutti dolcissimi

da "Delitto perfetto" di Friedrick Knott
categoria:citazioni, teatro
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scritto da IlSognoCurioso il sabato, 07 luglio 2007,19:11

Ricordo i giochi da bambino. Dicono che quella sia l’età della spontaneità maggiore.
Intuizioni Stanislavskijane: Come il migliore attore, il bambino applica la reviviscenza e nelle sue azioni, non immedesima, vive il personaggio che desidera.

Le sfide contro il tempo, in spiaggia, costruendo castelli troppo vicini al mare. Sale la marea, ansia, fatica, delusione. Costruire bastioni, che inesorabilmente crollano. Sempre più arrabattarsi e sempre più crolli, più veloci; e alla fine più niente.

Ricordo i rifuggi tra foreste nel cortile di casa, unico sovrano di un regno di un altro mondo. Bestie feroci, misteri, esplorazioni, rendevano quello tra i reami più intricati mai conosciuti.
Pergamene, carte di formule magiche e scoperte alchemiche nascoste sotto le pietre, tra gli interstizi della legna. Il nemico, mio fratello, mia madre, involontari non sapevano il pericolo di quelle carte: leggerle avrebbe cancellato tutto, non sarebbe rimasto che uno spoglio cortile dietro una casa, con un bambino che gioca. Spesso succedeva e io piangevo, di colpo mi ritrovavo buttato nuovamente nella realtà, senza niente, non più padrone del mio tempo. Stranamente, svelandomi la verità delle cose, non facevano altro che buttarmi a terra:
è incredibile quanto possa esser importante credere alle proprie bugie.


categoria:racconti, teatro, sul proscenio
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scritto da IlSognoCurioso il sabato, 23 giugno 2007,19:47
Padre Nostro Che sei nei cieli


Pier Paolo Pasolini, voce Vittorio Gassman