scritto da IlSognoCurioso il martedì, 13 gennaio 2009,22:32

Omnis homines, qui sese student praestare ceteris animalibus, summa ope niti decet, ne vitam silentio transeant veluti pecora, quae natura prona atque ventri oboedientia finxit. Sed nostra omnis vis in animo et corpore sita est: animi imperio, corporis servitio magis utimur; alterum nobis cum dis, alterum cum beluis commune est. Quo mihi rectius videtur ingeni quam virium opibus gloriam quaerere et, quoniam vita ipsa, qua fruimur, brevis est, memoriam nostri quam maxume longam efficere.

Si addice a tutti gli uomini che vogliono essere superiori agli altri animali impegnarsi col massimo sforzo per non trascorrere la vita nel silenzio così come le bestie, che la natura ha plasmato chine e schiave del proprio ventre. Ora, tutta la nostra forza è situata nell'animo e nel corpo; dell'anima usiamo l'attitudine al comando, del corpo piuttosto quella all'obbedienza; una ci rende simili agli dei, l'altra alle bestie. E perciò mi sembra più giusto ricercare la gloria con le risorse spirituali che con le forze fisiche e, poiché la vita della quale godiamo è breve, rendere più lunga possibile la nostra memoria.

Tout homme qui travaille à être supérieur aux autres êtres animés faire un suprême effort afin de ne point passer sa vie sans faire parler de lui, comme il arrive aux bêtes, façonnées par la nature à regarder la terre et à s'asservir à leur ventre. Au contraire, chez nous autres hommes, la puissance d'action réside à la fois dans l'âme et dans le corps: à l'âme nous réservons de préférence l'autorité, au corps l'obéissance: l'une nous est commune avec les dieux, l'autre avec les bêtes. Aussi, me paraît-il plus juste de chercher la gloire en faisant appel à l'âme plus qu'au corps, et, puisque la vie même dont nous jouissons est brève, de faire durer le plus possible le souvenir qu'on gardera de nous.

Es conveniente que todos los hombres, que se afanan en aventajar a los demàs animales, se esfuercen con todo su poder por impedir que pasen su vida en silencio como los rabaños, que la naturalleza formò inclinados hacia el suelo y obedientes al vientre. Por el contrario, toda nuestra fuerza fue situada en el espiritu y en el cuerpo: nos servimos màs del poder del espiritu, de la esclavitud del cuerpo; uno nos es comùn con los dioses, el otro con la bestias. Por esto me parece que es màs recto buscar la gloria con los recursos de la inteligancia que con los de las fuerzas, y, puesto che la vida que gozamos es breve, obtener como resultado un recuerdo de nosotros lo màs largo posible.

Catullo, Sallustio, 1.1

scritto da IlSognoCurioso il domenica, 23 novembre 2008,14:42


Foto di Giorgio Piga
categoria:università, il nervoso
commenti: commenti (6)(popup) | commenti (6)

scritto da IlSognoCurioso il domenica, 02 novembre 2008,20:00

[…] l'ebraico e l'aramaico sono attestate nel corso del I millennio a.C., e sono le lingue in cui è redatto l'Antico Testamento. L'antico Testamento narra vicende storiche per lo più localizzabili nei secoli che vanno dal 1200 al 200 a.C; la sua parte più antica ha avuto la prima redazione scritta verso l'VIII secolo a.C. L'ebraico biblico scomparve dall'uso parlato relativamente presto, verso la metà del I millennio a.C. e fu soppiantato dall'aramaico e, per alcuni secoli, anche dal cosiddetto ebraico mishnaico, una varietà influenzata dall'aramaico, che ebbe una vita abbastanza lunga come lingua letteraria. Bisogna osservare che i testi scritti in quello che noi chiamiamo 'ebraico biblico' non riproducono che in parte la lingua della prima redazione scritta: infatti, l'ebraico come molte altre lingue semitiche è scritto con un alfabeto che nota solo le consonanti; i segni diacritici che indicano le vocali nella Bibbia furono aggiunti solo dopo il 600 d.C., quando l'ebraico non era più da secoli una lingua parlata.
La storia dell'ebraico è oltremodo interessante e peculiare. Pur non essendo una lingua parlata, esso diede vita nel medioevo a una fiorente letteratura; è anche possibile dividerlo in due varietà diatopiche, il serfardita, delle comunità ebraiche d'occidente, e l'ashkenazita, degli ebrei della Germania e dell'Europa orientale. Osserviamo di passaggio che le lingue parlate da queste comunità erano lingue indoeuropee: il giudeospagnolo in occidente, una varietà romanza, e lo yiddish a oriente, un dialetto dell'alto tedesco. A partire dal XIX secolo, si sentì sempre più urgente la necessità di restaurare per gli ebrei di tutti i paesi quella che era sentita come la loro lingua originaria (benché nessuno la parlasse più da circa tre millenni). Ebbe così origine l'ebraico moderno, una lingua in parte artificiale al suo nascere, che divenne poi la lingua ufficiale dello Stato di Israele ed è parlata al giorno d'oggi come lingua madre di una buona parte dei suoi abitanti.

(da Silvia Luraghi, Introduzione alla Linguistica Storica)
categoria:citazioni, pensando, università
commenti: commenti (popup) | commenti

scritto da IlSognoCurioso il mercoledì, 29 ottobre 2008,08:10

L'odio per i vostri figli vi ucciderà tutti,
I vostri figli vi uccideranno per ciò che avete lasciato fare, e poi moriranno.

Voi che vorreste un futuro realizzato per i vostri figli, glielo state ammazzando.
Non riuscirete a guardali negli occhi quando voi esausti, vecchi, li vedreste maledire voi per ciò che avete lasciato fare.
Le loro mani callose di idioti ignoranti disoccupati vi chiederanno perché? Perché gli avete tolto la cultura, perché avete distrutto la scuola, perché avete tolto la possibilità che diventassero persone migliori. Mani callose che stringono pezzi di carta che non valgono niente.
Proprio voi poi che pretendete le cure migliori e il medico più specializzato in ospedale, con le ultime cure scoperte grazie alla ricerca. Dimenticatevi tutto ciò. Perché la ricerca non c'è più, i docenti non ci sono più. Forse se siete in quella piccola parte della popolazione che se lo può permettere andrete all'estero a curarvi, perché lì la ricerca esiste, ma non qui.
Qui sono rimaste a mala pena le mura degli edifici che ospitano quelle che furono le scuole. Ma visto la carenza di docenti, molto probabilmente gli studenti apprenderanno la cultura direttamente dall'ultima puntata del grande fratello.
Scordatevi riconoscimenti, scordatevi case e ponti che reggano, perché gli ingegneri sapranno fare solo palafitte.
Però potreste sempre sperare che i vostri figli, visto che non trovano lavoro perché non hanno alcuna competenza rispetto al resto d'Europa, potreste sperare che vengano presi in qualche reality a dimostrare la sua ignoranza, deriso, ma almeno qualche soldo lo fa.

Nei momenti di crisi, si reagisce puntando e sviluppando l'unica parte sana della società, i giovani, il futuro, mentre voi lo state decapitando. Forse pensate che quei soldi risparmiati saneranno lo stato. Ovvio, quando uno ha una gamba frattura può prendere un antidolorifico, ma la gamba sappiate che non si curerà così, quella gamba andrà in cancrena e sarà molto peggio e troppo tardi.

Non reggerete quello sguardo dei vostri figli. E anche se non vi sentirete colpevoli di questa situazione, anche se vi sentirete assolti siete lo stesso coinvolti.

categoria:citazioni, università, il nervoso
commenti: commenti (popup) | commenti

scritto da IlSognoCurioso il venerdì, 10 ottobre 2008,15:35
Oki, Gutron, VivinC, vino e correre.
Non sono soluzioni, l'ho pensato a lungo. Soprattutto correre. Non è una soluzione cercare di non pensare, di svuotare. Volere-Potere, uno strano connubio che ho evitato. Ma ora voglio vedere le cose in faccia, sputtare negli occhi e farmi rispettare, anche a rischio di spaccarmi le nocche delle mani contro zigomi altrui.
So il da farsi, basta dormire.
Promesso, questa è l'ultima pennicchella pomeridiana prima di tornare a studiare.
categoria:università, sul proscenio
commenti: commenti (popup) | commenti

scritto da IlSognoCurioso il venerdì, 14 marzo 2008,12:50

La linea
vaporosa muore
al lontano cerchio del cielo

Picchi di tacchi picchi di mani
e il clarino ghirigori striduli
e il mare è cenerino
trema dolce inquieto
come un piccione

A poppa emigranti soriani ballano

A prua un giovane è solo

Di sabato sera a quest’ora
ebrei
laggiù
portano via
i loro morti
nell’imbuto di chiocciola
tentennamenti
di vicoli
di lumi

Confusa acqua
come il chiasso di poppa che odo
dentro l’ombra
del
sonno
( Giuseppe Ungaretti, dall'Allegria nell'edizione definitiva del 1931)


Bella, una poesia emblematica ricca di simboli e evocazioni nascoste, evoluzione di quella "Paesaggio d'Alessandria d'Egitto" e delle "Nebbie", poesie disperse, pubblicate su Lacerba tra il 1914 e il 1915.
Lei non nota una similarità tematica, di certo voluta, con "Salut" di Mallarmé?
Bhe certo, altra poesia bellissima, ma vorrei chiederle un parere:
Professoressa contessa Sanjust che ne pensa di "Un sogno di un curioso" di Baudelaire?

scritto da IlSognoCurioso il martedì, 20 novembre 2007,13:20
Si sta come, d'autunno, sugli alberi, le foglie. Se non esplicito il titolo il senso cambia.
Non son soldato, non son passato,
Il dolore più grande di una guerra è la malinconia, la nostalgia, l'attesa di una fine che non arriva.
Non son soldato, non son passato,
Chiedersi il motivo non porta a niente, andare a vanti e sulla propria strada.
Non son soldato, non son passato.

scritto da IlSognoCurioso il domenica, 10 giugno 2007,11:25

[…] al termine del viaggio c’è la figura dell’Europeo Prigioniero, che giustifica retrospettivamente l’intera vicenda come un caso, per dir così, di legittima difesa. Il Congo, l’Haggar, l’Africa centrale, la terra degli Zulu, gli avamposti sahariani: poiché l’Africa intera è piena di bianchi in dolorosa cattività, la sua conquista può essere riscritta come fosse una crociata liberatrice, con un rovesciamento dei ruoli (una «retorica dell’innocenza», l’ho chiamata altrove) che è forse il tratto più tipico dell’immaginazione coloniale. E l’innocenza – cioè: il desiderio, colpevole, di apparire innocenti – è la parola che viene alle labbra di fronte a questa figura.

 

 

L’ho trovata per caso, in un numero del «Journal of Geography» dell’anno 1974, in un articolo intitolato Un gioco della colonizzazione europea dell’Africa. Come potete vedere, è un specie di «Monopoli», dove i cinque giocatori (Inghilterra, Francia, Germania, Belgio, Portogallo) tirano i dadi, si muovono, comprano via via i vari territori africani (il più caro, è il Capo di Buona Speranza), e prendono, quando capita, le carte del Fato (infortuni) e della Fortuna (possibilità): la peggiore, una «rivolta indigena»; la migliore, la donazione di un «filantropo americano». E aggiungerò solo questo, bisogna costruire, non case e alberghi, ma scuole e ospedali.
Il Romanzo Coloniale,Franco Moretti, da “Atlante del Romanzo Europeo, 1800-1900”

L'immagine non è quella originale, perché non son riuscita a trovarla su internet e dal libro non son riuscito a scannarizzarla